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London calls Torino risponde

Un web-magazine di Guido Barosio, Alessandro Defilippi e Antonina Sciortino

Come si mangia a Londra?

Ogni volta che torni dalla gran Bretagna, c’è sempre il bene informato che ti dice ammiccando: “E per il cibo, una catastrofe, eh?. Certo che non è come da noi”.

No, in effetti non è come da noi. Se cercate la parmigiana di melanzane a Birghingam potreste essere pensosamente e dolorosamente stupiti di non trovarla. Come la bagna cauda, d’altronde. Ah, saperlo: uno si sarebbe organizzato. E che ci vuole: metti in valigia il fujot, l’aglio, le acciughe, l’olio, i gobbi di Nizza Monferrato, i peperoni sotto raspa, il Barbera… E invece, se proprio non potete fare a meno di un piatto di pasta quotidiano, come dell’abbraccio della mamma, dovrete vedervela con le cosiddette “lasagne bolognaise” (sic) che troverete in una discreta quantità di ristoranti. Un mio caro amico, molti anni fa, durante un viaggio in Irlanda, si nutrì soltanto della suddetta e famigerata “bolognaise”, accompagnata da mezze bottiglie di Chablis (un discreto investimento economico) e trascorse il tempo dei pasti osservando con evidente disapprovazione un me che intanto si abboffava di Irish Stew, uno stufato di montone, e di seafood chowder, una zuppa di pesce in cui panna e burro la fanno da padrone. Pesce, panna e burro?!?! Mio Dio, non c’è più religione.

Chi avrà ragione? Certo, se si va a Londra la nostalgia degli spaghetti addicted si addolcisce. Un piatto di pasta lo troverete, anche se potrà capitarvi di trovare nel menù di un ristorante “siciliano” i saltimbocca alla romana e le tagliatelle al ragù. “Cucina, mistero senza fine bello”! comunque, un’altra volta vi darò l’indirizzo dove potrete trovare agnolotti e tajarin, magari anche col tartufo, se vorrete.

Come ho già detto, la cucina inglese è buona: se vogliamo un po’ monotona. Semplice. con talora delle meravigliose sorprese. Così, al St. John Bread & Wine, nello Spitalfields Arts Market, 94-96 Commercial Street, London, mi è capitato di mangiare uno dei migliori piatti degli ultimi anni, guardato con invidia dai miei amici e complici Guido Barosio e Antonella Sciortino.

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St John Restaurant, 26 St John St, London EC1M 4AY, Regno Unito

L’Arbroath Smokie è un piatto tipico scozzese. Narra la leggenda che sia nato in seguito all’incendi di un magazzino ad Arbroath, sulla costa scozzese centro orientale,  in cui erano conservati barili di eglefino salato. Dopo l’incendio, gli abitanti della fortunata città aprirono i barili e scoprirono che l’eglefino era ancora commestibile. Eccome! Leggende simili accompagnano la nascita di piatti insospettabili e un giorno vi racconterò quella che narra la scoperta del maialino arrosto. Oggi, naturalmente, per affumicare l’eglefino si usano mezzi meno cruenti.

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Comunque, il mio Arbroath smokie era stupendo, saporito, intenso, con affumicatura perfetta, servito su un letto di mashed potatoes coperte da una crema delicata in cui pareva di intuire la presenza di olio di noci e accompagnate da un bouquet di insalata. Alla faccia di chi crede che in Scozia si mangino solo fish and chips e l’haggish, il terrore degli italiani: interiora di pecora, grasso di rognone e cipolla cotti nello stomaco dello stesso povero ovino (buono, davvero).

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Signori, giù il cappello.

Anzi, hats off!

 

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