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London calls Torino risponde

Un web-magazine di Guido Barosio, Alessandro Defilippi e Antonina Sciortino

State cercando la Londra del dr. Jekyll?

La Londra che conserviamo nell’immaginario è spesso quella dei romanzi vittoriani: nebbia, vicoli malfamati, fango. O almeno così accade ai book-addicted. Arrivare in città dopo qualche anno è un autentico shock: Londra è sempre diversa, data la sua capacità  proteica di cambiare; ma a quelli come me, vagando per le strade della città,  comunque bellissima, capita  sovente di andare in cerca di quella Londra fantasmatica e sognata. Quella di Conan Doyle, per intenderci.

O di Mr. Hyde.

E’ il 1886. A New York il presidente Cleveland inaugura la statua della Libertà, mentre a Nagasaki scoppia la rivolta di un gruppo di marinai cinesi. In compenso, a Londra, nel  London Borough of Islington, viene fondato l’Arsenal Football Club.  In quello stesso anno, a Bournemouth, nel Dorset, Robert Louis Stevenson finisce Strange case of Doctor Jekyll and Mr. Hyde, uno dei libri più significativi della cultura occidentale.

È inutile riassumere qui la trama del Jekyll. Tascabili, film, radio, televisione (ricordate la versione italiana del ‘69  con un immenso Giorgio Albertazzi? Andate a sentirvi almeno la sigla finale su http://www.youtube.com/watch?v=HbZYgyyqZFw) lo hanno diffuso ovunque.

jekyll_part4_giorgio_albertazzi

Per conto mio, posso dire di averlo letto –temo- una decina di volte. Per completare l’opera, in questi giorni, lo sto leggendo per la prima volta in inglese, con l’aiuto del mio e-reader e dei dizionari che ho scaricato. L’inizio è immortale: “MR. UTTERSON the lawyer was a man of a rugged countenance, that was never lighted by a smile; cold, scanty and embarrassed in discourse; backward in sentiment; lean, long, dusty, dreary, and yet somehow lovable”. La struttura del libro, in realtà, è semplice: una storia complessa (perdonate l’ossimoro, ma la vita è un ossimoro) narrata dall’esterno, dove Mr. Utterson è il testimone della vicenda. C’è, nel Jekyll, la Londra che amate amare, con gli angoli deserti, le passeggiate, la nebbia, un perfetto maggiordomo –Poole, il fuoco acceso nei caminetti di stanze foderate di pannelli di quercia. C’è una crudeltà insolita nei libri dell’epoca. Una crudeltà evidente, gratuita e necessaria  (e dagli con gli ossimori), la stessa che troverete, più nascosta e meschina, nei libri del grande predecessore di Stevenson, quel Charles Dickens che è il massimo cantore della città del Tamigi.

londra-vittoriana

Da coscienzioso analista junghiano, devo aggiungere che Stevenson qui anticipa Jung, mostrando la scissione tra le parti che compongono la psiche umana e dando vita, con evidenza scultorea, a un’epifania dell’Ombra, la nostra parte oscura, che non ha eguali nella letteratura e nell’arte. Gli unici testi che mi vengono in mente sono L’ombra, di Hans Christian Andersen e Il servo (The servant), il film di Joseph Losey, sceneggiato –ma va’- da Harold Pinter.

So che avete letto il Jekyll. E che se non lo avete letto siete degli sventurati. Ma riprendetelo tra le mani, rileggetelo –e voi, sventurati, scopritelo per la prima volta. “MR. UTTERSON the lawyer was a man of a rugged countenance…”.

Scoprirete un mondo.

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