web analytics

London calls Torino risponde

Un web-magazine di Guido Barosio, Alessandro Defilippi e Antonina Sciortino

Pomodori siciliani col passaporto inglese

Per chi ha problemi di linea le fiere del cibo andrebbero evitate con estrema cura. Capiterà, altrimenti, di trovarsi circondati, incastrati, avviluppati in un’orgia di sapori nuovi e antichi oppure inaspettati. Inevitabilmente, si verrà risucchiati nell’assaggio compulsivo di prelibatezze sconosciute e di altre familiari, queste, spesso, lungamente agognate al punto di provare quasi dolore fisico per la loro mancanza.

Come resistere al richiamo della cunza? O al canto delle sirene dei cioccolatini cuneesi? Come si fa a passare davanti alle pasteis de nata e restare indifferenti?

Ebbene, non si può.

Punto.

Meglio, dunque, indulgere al peccato e abbandonarsi senza riserve allo speciale godimento che procura il cibo  (procurando di andare l’ultimo giorno della fiera per non essere tentati di tornare i giorni successivi).

Alla Speciality & Fine Food Fair, tenutasi nei giorni scorsi nella Grand Hall di Olympia, ho scoperto specialità prodotte artigianalmente da piccole aziende meritorie di una diffusione maggiore, ma che, per la loro stessa natura, sono destinate a restare alimenti di nicchia, riservati a pochi fortunati frequentatori di deli shop o di ristoranti gourmand.

IMG_0006Nella stessa occasione, mi sono ricongiunta con i sapori d’Italia, quelli che hanno lasciato, nel repertorio gustativo delle mie papille, un ricordo ancestrale e, come tale, indelebile. In particolare, mi sono emozionata per una passata di pomodoro che ho degustato a crudo, come esce dalla bottiglia. Un’esplosione di sole, mare, terra bruciata e colori che mi parlava della mia terra: la Sicilia.

L’esposizione di ortaggi colorati, peperoni, pomodori e cetrioli, a corollario di passate, salse e conserve, come un trionfo gioioso di vegetali e la promessa di una festa di sapore.

 Eppure, gli ortaggi carnosi e quei  pomodori sensualmente perfetti, rossi e turgidi come solo i frutti appena spiccati dalla pianta possono essere, sono nati in Inghilterra e malgrado le origini nordiche, non hanno nulla da invidiare a quelli cresciuti sotto il sole cocente del Mediterraneo.

IMG_0070L’azienda produttrice si trova nell’Hertfordshire, ad un’ora di treno dal centro di Londra e si picca di curare i propri prodotti dal seme alla giara di vetro. Le entusiaste collaboratrici dello stand, sono anche impiegate dell’azienda e, tutti, proprietari e impiegati di origine siciliana, usano tecniche di lavorazione tradizionale a me molto familiari. Il metodo è tale e quale, quello ancora in uso nelle famiglie siciliane che ogni estate officiano il rito delle conserve fatte in casa alla cui esecuzione partecipano tutti i componenti della famiglia.

Commovente il risultato, specie perchè ottenuto quassù nell’algida Albione!

Se abitate a Londra e volete provare la passata di pomodoro o le conserve dell’azienda Cannatella & Colletti vi consiglio di contattarli direttamente per sapere chi commercializza il prodotto.

 

Condividi l'articolo
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento