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Un web-magazine di Guido Barosio, Alessandro Defilippi e Antonina Sciortino

Le dieci cose da procurarvi in Bretagna

Breizh, Armorica, Bretagne, Piccola Bretagna (in contrapposizione e in legame con la Gran Bretagna: quando, tra il IV e il VI secolo d. C., le popolazioni celtiche furono scacciate dagli Angli e dai Sassoni dall’odierno UK, si trasferirono sulla costa armoricana, già popolata da tribù celtiche, che venne detta Britannia Minor).

Chiamatela comunque come volete, ma resta sempre una regione dell’anima. Non ci andavo da una quindicina d’anni e tornarvi questa estate è stato, come ogni volta, sentirsi nel giusto luogo. Se la conoscete sapete di cosa parlo: altrimenti, beh, probabilmente non è colpa vostra, ma ricordate il vecchio insegnamento: Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. E ricordate anche che i bretoni non sono francesi. Ma bretoni, per l’appunto: tutto un altro paio di maniche. Amano dire che la Francia è uin piccolo paese che confina con il Belgio e con la Bretagna,

Dunque: se decidete di andarvi, però, è bene che vi procuriate alcune cose fondamentali. Chiamiamola un’attrezzatura di base:

1. Innanzitutto un tempo non troppo caldo né troppo sereno: i cieli della Bretagna, come quelli dell’Irlanda, danno il loro meglio quando sono costellati di nuvole. Sono perfetti per gli amanti di Dino Campana, uno dei più grandi e dimenticati poeti italiani:

Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera

E, se possibile, un po’ di pioggia. Non certo un diluvio: il meglio è quella pioggerellina rada e sottile che impregna l’aria umida e che fa sembrare le maree e i piccoli porti ancora più netti, stagliati contro il cielo di cui sopra.

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La rada di Loqmariaquer

2. Una scogliera: questa è nella penisola del Quiberon.

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Penisola del Quiberon

3. Almeno un faro: perfetto quello di Ouessant, ma anche quello di Ar Men, al largo della Pointe du Raz. Ma non scherza nemmeno Kéréon. E un consiglio d’amico: andate in cerca delle piccole, bellissime riproduzioni dei fari bretoni. Unico rischio: diventarne dipendenti.

Ouessant

4. Una marea di quelle serie: la raccomandazione è quella della Baie des Trépassés, la baia dei morti. E prestate orecchio allo sfrigolio dell’acqua che sale.

5. Uno o più megaliti a scelta: se andate a Carnac potete fare un ottimo affare. Tanti e riuniti negli allineamenti.

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E il ragno?

6. Una passeggiata in un bosco.

7. Un piatto, o meglio, una pentola di moules, le meravigliose, minuscole cozze bretoni, e frites: al Roquefort, al curry, alla bretone (sidro e pancetta)…

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Al roquefort?

8.Un numero congruo di bottiglie di sidro, brut, bello secco, da bere freddo e rigorosamente nelle boules, grandi tazze di spessa ceramica. E accompagnatele a una galette a piacere. Le galettes sono delle crêpes di grano saraceno, squisite con i salati. Quando ve le vedete arrivare in tavola pensate sempre che ce ne vorranno almeno tre per sfamarvi. Errore: scoprirete tutto un mondo di sapori. E di abbondanza. Splendida la complete, semplicissima, con prosciutto, uovo e gruyére. Ma non perdetevi quelle con le capesante, le Coquilles Saint Jacques

9. Un’assiette du pécheur o, se siete giovani o molto affamati, un plat du pécheur: e gustatevi i bulot!

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Questa è l’assiette

10. E per finire, anche se non è bretone ma piuttosto normanno, Calvados. Non vi dico di farci il bagno, perché potrebbe essere irritante per la cute, ma di assumerne dosi da persone bennate, come si diceva una volta.

 

 

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