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London calls Torino risponde

Un web-magazine di Guido Barosio, Alessandro Defilippi e Antonina Sciortino

KENYA: LA GRANDE AFRICA A PORTATA DI MANO .1

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Colonia inglese prima e neocolonia italiana oggi? Possibile, almeno lungo la costa. La penetrazione europea in Africa si è sviluppata attraverso fasi diverse cadenzate dal tempo. Nel 1885 il continente venne ‘spartito’ dalle grandi potenze ed il Kenya andò alla corona britannica. Inizialmente considerato una colonia periferica, assunse importanza con la costruzione della grande ferrovia ‘Lunatic Express’, che richiese 6 anni di lavori e costò la morte a centinaia di operai indiani. I freschi e fertili altopiani kenyani divennero così la nuova ‘terra promessa’: un eden a portata di mano per i sudditi di sua maestà. Da allora al 12 dicembre 1963 – data della proclamazione d’indipendenza – il rapporto tra nativi e colonizzatori fu di emblematica durezza.

 

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Mano pesante all’arrivo e formidabili massacri (si calcolano in 100mila le vittime) prima della ‘partenza’: questo resta essenzialmente il retaggio della presenza inglese in un territorio voluto e conquistato per essere sottomesso. Sostanzialmente diversa la storia della presenza italiana in Kenya: una progressiva affermazione che ha avuto nello sviluppo turistico della costa il suo punto di massima forza e penetrazione. Dagli anni 70 a oggi ‘la nostra Africa’ è stata – turisticamente parlando, ma non solo – il tratto di costa tra Mombasa e Malindi. Imprenditori lungimiranti, strutture nuove spesso create dal nulla, grandi numeri di fatturati e presenze, hanno portato ad un consolidato che oggi va difeso e protetto.

 

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Anche l’italiano è diventato – col tempo – una sorta di lingua franca, seconda solo all’inglese per diffusione e conoscenza. In nessun altra nazione del continente il nostro viaggiatore affronta così facilmente la barriera culturale e ambientale di un viaggio esotico e affascinante. In un Africa, immensa per definizione, questa continua ad essere la porta privilegiata d’accesso. Africa, e basta la parola stessa… da sempre il continente dei viaggi, degli esploratori, del confronto col grandioso e col ‘differente’; il luogo dei colori, delle luci e delle genti, della fauna ancora selvaggia e degli spazi emotivamente e geograficamente imponenti. Questo è un continente che non restituisce mai il viaggiatore nelle medesime condizioni di spirito provate prima della partenza: seduce, abbaglia, qualche volta respinge, più sovente affascina senza rimedio. Questo è luogo dove i concetti essenziali della vita – la morte e la sopravvivenza – hanno da sempre segnato il percorso degli uomini. Fin dalla più remota antichità, perché in questi scenari l’Homo Abilis (prima) e l’Homo Erectus (dopo) ci separarono dagli altri primati. Molto probabilmente fu lungo la valle del riff che i nostri antenati smisero di usare le zampe (quattro) per affrontare la savana sulle gambe (due), e fu sotto questo cielo che costruirono le prime abitazioni, le prime armi, i primi manufatti per combattere, cacciare, coltivare… Il Kenya, la Tanzania, l’Etiopia sono state la culla dell’uomo, da questa terra il nostro patrimonio genetico prese la via dell’Asia e dell’Europa per colonizzare il mondo intero. Forse, inconsapevolmente, questo percorso contribuisce a quella struggente magia che ci riporta all’intimo e al profondo, al semplice e all’ancestrale; uno stato d’animo che fa osservare tramonti, altopiani, spiagge, foreste, genti con occhi diversi, con sguardo semplice e diretto, provando emozioni forti e sempre nuove. Il Kenya è una porta ideale verso tutto questo: ottimi i collegamenti, validissime e numerose le strutture, una cultura dell’accoglienza italiana consolidata negli anni. In particolare sulla costa – tra Mombasa, Watamu e Malindi – la nostra lingua è parlata, conosciuta, magari simpaticamente improvvisata dai nativi per i quali, col tempo, siamo diventati una risorsa preziosa grazie alla parola magica ‘turismo’. Ma negli ultimi anni qualcosa sembra essere cambiato, alla fiducia è subentrato il timore, qualche volta una paura frutto di disinformazione e luoghi comuni che vanno affrontati e combattuti con decisione.

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Da dove cominciamo? Con la parola più spaventosa lanciata dai media sul continente africano: Ebola. Senza nulla togliere alla terribile epidemia che ha colpito l’Africa Occidentale, va detto chiaramente che il suo epicentro si trova a oltre 6000 chilometri di distanza, dall’alto lato del continente, in località geograficamente più vicine (si fa per dire) a Roma che a Mombasa. Inoltre, storicamente, nessun kenyota si è mai ammalato di Ebola neanche in passato. Concetto semplice vero? Eppure da oltre un anno le prenotazioni sono scese verticalmente anche in paesi per nulla minacciati dal virus. Quindi – per essere franchi e diretti – una paura che non vale neanche la pena di commentare. Secondo timore – più subdolo e, per certi aspetti, più attuale – quello legato al terrorismo. Nei giorni del nostro viaggio un comunicato della Farnesina invitava alla massima prudenza, parlando di tensioni e possibili pericoli nel paese, anche sulla costa, anche nelle località turistiche più frequentate. Ora, se da un lato va compresa la più rigorosa prudenza, altra cosa è trasmettere una sensazione di allerta lontana dalla realtà. In nessun momento abbiamo percepito tensioni o minacce, durante i numerosi spostamenti per il nostro reportage l’atmosfera è sempre stata tranquilla, i locali si sono costantemente dimostrati accoglienti ed ospitali, le strutture ben sorvegliate e pronte ad accogliere i visitatori. Certo, il terrorismo non annuncia i propri progetti ed è utopistico prevederne le trame, ma oggi le località ‘calde’ sono altre, ed è persin troppo facile affermare che l’Europa (Italia compresa) può costituire un bersaglio non certo meno attraente di un paese africano vocato al turismo. Quindi – pur tenendo conto che il Kenya non è la Svizzera – questo è un viaggio che può essere affrontato in piena serenità, magari con l’avvertenza di optare per operatori affidabili, da tempo attivi sul territorio, sicuri e attendibili conoscitori della realtà locale. Se il ‘fai da te’ può offrire vantaggi in termini economici, la garanzia di un tranquillo soggiorno africano passa da nomi affermati e visibili, molto meno dal far west della rete.

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