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Un web-magazine di Guido Barosio, Alessandro Defilippi e Antonina Sciortino

Kashmir, il Paradiso in Terra

Note per chi vuole viaggiare in Kashmir

Il Kashmir è una regione isolata, sia geograficamente che politicamente, per l’annosa contesa del suo territorio tra Pakistan e India. Questione mai risolta e fonte perenne di contrasti tra le due grandi nazioni confinanti. Tensioni che i governi stranieri giudicano talmente pericolose da sconsigliare i propri cittadini dall’avventurarsi in Kashmir.

Di più, anche guide indipendenti come la Lonely Planet dedicano alla sezione Jammu e Kashmir due sole pagine, solo per invitare a non visitare la regione. In realtà, la presenza di militari armati è abbastanza massiccia e le zone militari, per lo più caserme, recintate dalle bobine di filo spinato sono parecchie. Tuttavia, niente posti di blocco e niente controlli passeggeri. Segno questo, che l’esercito svolge una funzione meramente preventiva. Inoltre, in questo periodo le elezioni politiche nazionali impensieriscono i governi di tutti gli stati dell’India.

La mancanza dei grandi flussi turistici e la scarsa presenza, per i motivi di cui sopra, di turisti occidentali, hanno contribuito a mantenere uno sconcertante livello di arretratezza nel settore turistico, che per un luogo talmente bello è inconcepibile se non addirittura inaccettabile.

Scarsissime le notizie in rete su quello cui si va incontro in termini di luoghi da visitare, posti dove alloggiare, trasporti e logistica varie. Le informazioni si raccolgono solo attraverso le pubblicazioni sui siti dei tour operator, che notoriamente, avendo una destinazione in catalogo fanno di tutto per venderla!

Paese ricco di risorse, vanta un tasso di povertà tra i  più bassi dell’India e l’80% degli abitanti possiede la casa di proprietà.

Le manifatture del Kashmir sono celeberrime: tappeti annodati a mano, scialli e abbigliamento in lana pregiata, zafferano, pietre dure e perle di fiume e persino un motivo decorativo è conosciuto col nome di disegno kashmir.

Abilissimi nel commercio, i kashimiri riescono meglio quando sono lontani dalla loro regione. Laddove, le cosidette Kashimir House prosperano in tutta l’India vendendo manufatti a prezzi di gran lunga maggiori di quelli praticati in patria, nella capitale e nelle altre località turistiche della regione, pare non abbiano altrettanto successo per una marcata indolenza da parte dei commercianti.

Probabilmente non hanno bisogno di spingere il business, già abbastanza florido alla voce esportazioni. Sta di fatto, che nessuno preme per vendere e, fatta eccezione per i venditori porta a porta o barca a barca del Lago Dal e il tratto del lungolago dal quale partono le shikara per i giri turistici del lago, non si viene quasi del tutto, importunati per strada.

Si respira ancora un’atmosfera genuina e rilassata, dove il turista non è trattato come un limone da spremere fino all’ultima goccia. E questo, dopo varie soste nei paesi più battuti dai vacanzieri, è gratificante.

Le houseboat di Srinagar

La notte un silenzio perfetto avvolge il lago Dal e solo concentrandosi, nel tepore ovattato della propria cabina, si riesce a percepire un leggerissimo rollio, dovuto, forse, più al vento che all’azione delle correnti.

Dal Ghat N°9, con una breve corsa a bordo di una shikara si raggiunge la New Moon, la houseboat più grande di tutto il lago. Sei camere da letto familiari con due grandi letti doppi ed ensuite; sala da pranzo, grande salotto, veranda e terrazzo sul lago, sono le caratteristiche di questa lussuosa casa galleggiante con le funzioni di un B&B.

Una tra le centinaia, forse migliaia di houseboat che stazionano sul lago e i suoi innumerevoli canali. Tutte convertite all’ospitalità. Tutte “fully booked” in alta stagione. Passare una notte qui è irrinunciabile se si visita Srinagar. Nessuno si sottrae. Nessuno lo rimpiange.

 

L’esperienza sulla New Moon è stata particolarmente soddisfacente tanto che avremmo volentieri passato un’altra notte sulla house boat. Arredamento tipico, con tendaggi pesanti e tappeti a coprire ogni cmq delle sale comuni e poi il legno della barca come boiserie degli ambienti e delle camere da letto. Mobili e fantasie forse kitsch agli occhi occidentali ma che rispecchiano il gusto indiano per l’opulenza estrema.  Gestione familiare per questa piccola attività che comunque rappresenta la fonte di guadagno esclusiva. L’anziano proprietario gentile e attento a tutte le necessità degli ospiti è una figura quasi ieratica con faran e shāshiyya,  si materializza non appena lo si evoca …  Nonostante la fama del Lago Dal e le sue house boat, nessuna di queste attività ha un proprio sito internet e, a meno di non contattare direttamente la proprietà via email o telefono, si possono prenotare solo attraverso le agenzie locali che ovviamente lucrano sul prezzo del soggiorno.

Se arrivate a Srinagar in “faidate” e volete pernottare sulla New Moon, recatevi al Ghat N°9 sul lungo lago e chiedete di essere traghettati sulla house boat, magari millantando una prenotazione, altrimenti potreste essere dirottati altrove. Prezzi da INR 4.500 (circa €50) in pensione completa.

Potreste trovare utile il sito dell’associazione dei proprietari di house boat www.houseboatowners.org

Il lago Dal con le sue house boat è un organismo vivente a se stante. Una città galleggiante che nulla ha in comune con la terraferma. Ritmi, colori, rumori, vegetazione sono peculiari. Anche gli abitanti sono diversi. La vita scorre al lento ritmo di una pagaiata , sulle eccezionalmente limpide acque del lago, muovendosi da una house boat all’altra per fare la spesa al supermercato, ovvero aspettando che gli ambulanti con le proprie imbarcazioni, arrivino sotto casa a proporre la loro merce.

Il mattino le calme acque del lago si riempiono di increspature provocate dall’incrociarsi di shikara piene di bambini in divisa scolastica che raggiungono la terraferma e di impiegati con laptop a tracolla, che si avviano ad iniziare la loro giornata di lavoro. Poi, l’improvvisa frenesia si quieta insieme all’ultima eco del muezzin e le house boat continuano a galleggiare riflettendosi sulla superficie immobile del lago.

L’usanza delle house boat come case vacanza risale ai tempi del Raj britannico, quando il Kashmir era ancora un regno indipendente. Per sfuggire alla calura premonsonica delle pianure, molti burocrati venivano a trascorrere con le famiglie lunghi periodi a Srinagar. La legge delle regione non permetteva agli stranieri di possedere immobili sul territorio kashimiro, perciò le grandi barche, come vere e proprie villette, furono un escamotage per aggirare questo divieto.  

Oggi non ci sono più i villeggianti dell’epoca del Raj e tutte le house boat hanno perso lo status di case vacanza per acquisire quello di B&B. Principalmente, offrono la possibilità di godere della leggendaria ospitalità kashimira.

Negli anni i gestori delle house boat hanno strappato terreno alle acque del lago Dal con opere di bonifica, viste anche in altre parti del mondo. In questo modo hanno creato dei piccoli giardini lateralmente all’ancoraggio che rendono ancora più surreale il colpo d’occhio. Una serie di vialetti passando attraverso i giardini portano alle seconde linee delle house boat, quelle che fungono da abitazioni e zone di servizio che, però, non sono ben tenute come le prime.

L’esperienza si completa con il giro dei canali a bordo della shikara, la tipica imbarcazione del lago, che nonostante, non sembri dare molte garanzie di stabilità, è invece il mezzo perfetto per spostarsi velocemente da un canale all’altro.  Niente di simile al Lago Dal in altre parti del mondo dove pur abbondando i mercati galleggianti.  Sul lago Dal: si vive, si lavora e si commercia.  Senza la frenesia del traffico congestionato delle strade della terraferma, senza i gas di scarico dei mille motorisciò e con la consapevolezza di vivere in una dimensione temporale dilatata che permette di affrontare con calma tutte le attività quotidiane. La proverbiale flemma indiana qui è ancora più accentuata, la fretta è bandita!

La città dei giardini.

La visita di Srinagar dovrebbe essere programmata per la metà di aprile, quando i giardini sono  nel pieno della fioritura.

Lo spettacolo di 2 milioni di tulipani fioriti che coprono i Tulip Garden sono un colpo d’occhio unico per essere mancato.

Realizzati solo recentemente ed intitolati ad Indira Gandhi, i Tulip Garden sono ben  presto diventati una delle attrazioni principali per chi arriva a Srinagar.

Un’unica immensa distesa di bulbi colorati,  piantati a  filari alternati, dipingono una tavolozza di colori che da un effetto mozzafiato.

Passeggiare nei vialetti osservando le varietà e i colori insoliti dei fiori è fonte di continua meraviglia. Come meravigliosa è l’eccezionale fioritura e le dimensioni dei fiori dalle corolle enormi.

A poca distanza dai Tulip Garden, si trova il giardino Cheshma Shahi costruito nel 1600 dall’imperatore Shah Jahan per la sua diletta moglie Arjumand, la stessa che riposa nel Taj Mahal di Agra. E’ il più piccolo dei giardini moghul di Srinagar ed ha tre artistiche terrazze al cui centro sorgono altrettante fontane, alimentate da una sorgente misteriosa che sgorga dal cuore della montagna alle sue spalle.

L’acqua della sorgente pare abbia proprietà curative tanto che il Pandit Nehru, particolarmente affezionato a questi luoghi, si faceva mandare ogni giorno a Delhi, in aereo, una giara con 5 litri di acqua fresca.

L’acqua che i visitatori vengono ad attingere e a bere dalla fontana, non ha subito alcun trattamento chimico. Pura e naturale direttamente dalle viscere della montagna, ha un sapore particolare. Di acqua ma anche di roccia disciolta. Di sicuro è estremamente dissetante perché arriva gelata.

I giardini sono molto amati dagli indiani, i quali vi trascorrono ore sdraiati sull’erba e all’ombra di un albero. I giardini moghul di Srinagar sono particolarmente apprezzati perché oltre alla bellezza e alla cura delle piante, assicurano ai visitatori, una vista spettacolare sulla città e il lago Dal  sottostanti.

Gulmarg quello che le guide non dicono.

37 km separano Srinagar, capitale estiva del Kashmir, dalla stazione montana di Gulmarg a 2600mt. Se siete fortunati e vi allontanate rapidamente dal caotico centro di Srinagar, in un’ora potrete essere a destinazione

Lasciando la valle alle spalle, la strada s’inerpica sui fianchi di questa catena prealpina che culmina con alcuni picchi innevati dove si praticano gli sport invernali.

Il paesaggio cambia lentamente, sostituendo la vegetazione della pianura con alberi di aghifoglie. Il terreno diventa pietroso e scosceso. Il fondo delle gole rumoreggia di torrenti impetuosi.

Il primo stop si effettua per permettere l’affitto di stivali e coperture per l’alta montagna, qualora non ne foste provvisti. Gli stivali disponibili sono dello stesso tipo utilizzati in agricoltura o in versione “leggera e modaiola” per la pioggia. Niente a che vedere con gli scarponi da neve in uso nei nostri ski resort.

Giacche e giacconi, sono invece in un assortimento eterogeneo e in certi casi di estremo cattivo gusto. Si va dai piumini a ¾ ai cappotti in finta pelliccia di leopardo, passando per cappotti di lana stile militare, a palandrane informi o giubbotti con fantasie improbabili. Difficile anche poter dire: per tutti i gusti!

Fa caldo. Non vedo motivo per affittare un giubbotto pesante. Mi farò bastare quello che ho con me. Intanto una guida locale ci ha offerto, per 900 INR,  i suoi servigi, dicendoci che non potremmo, noi da soli, fare tutto quello che lui invece ci farà vedere. Sono sempre favorevole a finanziare l’economia locale assoldando guide e utilizzando i servizi messi a disposizione. Ovviamente nella misura in cui questi siano di una certa utilità.

Con il nostro equipaggiamento e la guida a bordo percorriamo i pochi km che ci separano dalla stazione della funivia di Gulmarg. Un grande parcheggio segna la fine della strada percorribile dalle vetture, dice la guida. Per raggiungere la cabinovia bisogna noleggiare dei pony sui quali la guida prenderà la percentuale. Altrimenti, cosa che pare improponibile, si deve camminare per circa un km. Senza pony, dice la guida, pare che perderemmo gran parte delle cose da vedere, ma noi camminiamo volentieri per un km in compagnia di tanti altri visitatori.

Scopriamo all’arrivo alla stazione della cabinovia che i pony coprono solo questo breve tratto dal parcheggio fin qui. E comunque le macchine transitano regolarmente, pertanto la nostra vettura avrebbe potuto lasciarci laggiù e poi tornare al parcheggio.

Trattasi dunque di fregatura.

Chiedo a questo punto  a che serva una guida se una volta sulla funicolare saremmo da soli? La guida infine, mostrerà le sue capacità andando a comprare i biglietti per l’ascensione fino alle piste in quota. Bene, la fila è lunga e penso ad un canale speciale per le guide. Ma un ostacolo si frappone. Il costo del biglietto è piuttosto alto INR 600 per la prima tratta e altre 800 INR per la seconda rampa. Un totale di 4200 INR che non abbiamo in divisa locale. Ahimè, attorno non si vedono uffici di cambio e allo sportello non accettano che rupie. Che fare? Ci sono diversi hotel e negozi più o meno vicini, ma la guida non trova altra soluzione che desistere e tornare indietro. Noi che di sguazzare nella neve non avevamo granché  voglia, si accodiamo supinamente alla sua conclusione e mestamente torniamo, a piedi, prima al parcheggio indi al posto di noleggio degli scarponi; dove, restituite le calzature, la guida si presenta per avere la sua paga. Non se ne parla proprio. Lo liquido con una piccola mancia per il suo tempo. Nasce un alterco, ma le mie secche argomentazioni sulla sua incapacità e inutilità della sua presenza, lo inducono a desistere dall’avanzare ancora pretese di pagamento.

Si torna a Srinagar. E’ stata una bella passeggiata.  No regrets.

Dal parcheggio alla cabinovia si percorre un tratto a piedi. La comoda strada asfaltata costeggia il più alto campo da golf del mondo, realizzato oltre un secolo addietro dagli inglesi. Al momento è impraticabile per via della neve che sciogliendosi lo ha trasformato in un pantano. Bisogna aspettare il mese di luglio per poter compiere il percorso di 18 buche.

La Gondola Cable Car dà la possibilità di raggiungere i campi da sci in quota. Il costo dei biglietti varia a seconda della tratta prescelta. Possibilità di affittare l’equipaggiamento completo sia per lo sci che per il trekking. Gulmarg è infatti la base di partenza per alcune camminate molto scenografiche tra valli, monti e pinete.

La  vegetazione prealpina, ancora circondata da un manto nevoso, nasconde, le cime himalayane coperte dalle nevi perenni  in un rincorrersi, sull’orizzonte blu del cielo, di aspri rilievi montuosi che si allungano sino alle estreme propaggini della catena del Nanga Parbat. E qui ci ricongiungiamo con la nostra storia. Ardito Desio e le imprese che hanno segnato le grandi conquiste alpinistiche.

Se siete amanti della montagna, l’escursione fino in cima è assolutamente consigliabile, altrimenti anche una passeggiata è sufficiente.

Pahalgam

Lo scenario maestoso e selvaggio di Pahalgam tra alte colline ricoperte di conifere, picchi innevati che fanno capolino tra le nubi e corsi di fiumi impetuosi che scavano lunghe e profonde gole, cattura immediatamente il visitatore che arriva dalle gentili scenografie della valle di Srinagar.

Da tranquillo e isolato villaggio di pastori a campo base per i trekking più importanti della zona, Pahalgam ha avuto un improvviso sviluppo turistico che tuttavia non ha corrisposto ad una organizzazione ragionata ed efficiente delle risorse.

Il locale ufficio turistico non ha mappe dei sentieri della zona e alle richieste di chi è interessato,  si sopperisce con la buona volontà e la capacità grafica di un impiegato che disegna i sentieri e le distanze a mano su un foglio di carta riciclata.

I ristoranti e alberghi che si affacciano sulla strada principale del villaggio, sono da scarsi a molto scarsi anche per gli standard indiani. Se ne deduce una totale mancanza di mentalità di marketing che in località altrettanto rinomate, invece, per fortuna, è presente.

Fuori dal centro, nel bel mezzo di una pineta, o ai margini di un sentiero di trekking, si trova qualche struttura di buon livello. Tuttavia i prezzi sono piuttosto alti rispetto alla qualità dei servizi offerti. Tanto che alberghi con camere a costi inferiori alle 8000 INR sono delle stamberghe.

Eppure, vale la pena soggiornare per qualche tempo a Pahalgam se si è amanti della montagna e delle camminate tra natura incontaminata o se si vuole provare il difficile ma entusiasmante trekking di 4gg (96 km) alla grotta di Amarnath, luogo di pellegrinaggio per migliaia di indù.

La soluzione migliore sarebbe quella di affidarsi ad un TO locale (i soli in grado di spuntare dei prezzi ragionevoli nelle strutture indipendenti) che organizzi un pacchetto di escursioni con un buon rapporto qualità prezzo.

Pare facile. A meno di non arrivare al villaggio senza alcuna organizzazione ed affidarsi, a usta, al primo tizio che vi approccerà sulla strada principale, non c’è modo di contattare gli operatori locali. I pacchetti vengono di solito confezionati a Srinagar da agenzie della capitale che hanno i contatti a Pahalgam e così si ricade nel circolo vizioso delle commissioni…

Niente siti internet, niente pagine Facebook, niente comunicazione commerciale. A mala pena una casella di posta elettronica e un numero di cellulare.

Io ho avuto la fortuna di incontrare un TO (definizione decisamente troppo sovrastimata) che ha risolto brillantemente una situazione altrimenti disperata e mi ha dato tutta una serie di indicazioni e informazioni utili. Caso raro, in un paese dove le guide sono abbastanza improvvisate. Mr Abas Bhat, questo il nome dell’agente, propone ad esempio un pacchetto di 4gg con campi tendati, con cuoco e cucina. Vi avverto però: a Pahalgam fa freddo. Anche indoor. E sono pochi i locali col riscaldamento. Per pernottare in tenda bisogna essere temprati

Una soluzione indolore è quella di andare a Pahalgam in escursione giornaliera da Srinagar. I 97 km si possono coprire in 2,30h e considerando 6h di passeggiate, si può tranquillamente rientrare alla base in tempo per la cena.

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