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London calls Torino risponde

Un web-magazine di Guido Barosio, Alessandro Defilippi e Antonina Sciortino

Gli 80 anni di Paperino

Paperino compie ottant’anni. L’avreste detto? 20 di più di quanto non dichiari, con splendido understatement, nella vignetta sovrastante, disegnata circa un ventennio fa da Don Rosa, vero grande erede -per certi versi superatore- di Carl Barks, l’uomo dei paperi. Di Barks è l’immagine sottostante, che mostra il vecchio Donald Faunterloy Duck in una delle sue espressioni più umane.

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Ho letto vari articoli, in questi giorni: di psicologi, di scrittori e vari esperti che discettavano –bello: non avevo ancora usato discettare, ma in questo caso è la parola giusta, pomposa e un po’ grottesca- che discettavano, si diceva, sul papero in giubba da marinaio. E tutti a sottolineare le caratteristiche di papero irritabile, rissoso, pigro, “lavativo”, come affermava una dotta studiosa del comportamento umano. E a me sono girate le scatole.

Mah. Le affermazioni dei nostri ottimi esperti valgono certo per il primo Paperino, quello che esordisce nel 1934 con il cartoon La gallinella saggia (The wise little hen). Ed è un Donald Duck molto diverso da quello che siamo abituati a vedere oggi: becco lungo e aria incazzosa, vive in una barca sul fiume e ricorda, direi, certi luoghi e personaggi di Mark Twain. Uno scansafatiche fatto e finito, dispettoso e non molto gradevole. Molte di queste caratteristiche, strano a dirsi, lo accompagneranno nella storyline degli autori italiani, dove disegnatori come Romano Scarpa e sceneggiatori come l’immenso Guido Martina continueranno a tratteggiarlo come un personaggio bisbetico e pigro, perseguitato dalla sfortuna e da uno Zio Paperone avido e assetato di denaro.

Ben diversa è invece l’evoluzione nell’opera dei disegnatori americani. Il grande Carl Barks, dopo aver inventato Uncle Scrooge, finisce per fare della famiglia dei paperi –prozio, zio  e nipoti: Zio Paperone, Paperino e Qui, Quo e Qua- un gruppo coeso, unito dall’affetto, dall’intelligenza e dal senso dell’avventura e del meraviglioso. Un gruppo sospinto da Zio Paperone, la cui caccia inesausta a fonti nuove di ricchezza diviene però una sorta di candida, infantile ricerca dell’assoluto, mossa –perché non dirlo- da un ideale di bellezza e di gioia. Atlantide, le civiltà mesoamericane, lo spazio: tutti territori delle avventure, piene di senso del meraviglioso, cui vanno incontro i paperi.

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Don Rosa poi, con il D.U.C.K., la storia delle origini e dell’ascesa di Uncle Scrooge, porterà queste caratteristiche barksiane alla perfezione di una grande epopea, scrivendo –absit iniuria verbis- uno dei Grandi Romanzi Americani.

Ecco: il Paperino che amo non è il nevrotico “sfigato” sempre in lotta con il centesimo, ma questo avventuriero sereno, che sfida con i suoi cari il mistero. E che sa essere saggio quando è necessario.

Ecco perché mi girano le scatole quando gli “esperti” parlano di Paperino.

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