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London calls Torino risponde

Un web-magazine di Guido Barosio, Alessandro Defilippi e Antonina Sciortino

Come si mangia a Londra .5 Dickens e gli Scotch Eggs

Hampstead, Hampstead. Per un british addicted come me, un luogo perfetto. Sei a Londra, ma pare di essere in un villaggio dell’Inghilterra sudorientale. Colline, strade strette e ondulate, parchi, alberi, meravigliose case, che, solo fossi milionario (chissà se basterebbe), acquisterei subito.

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La bellezza, insomma. Colta ed educata come spesso in UK. Perché lassù di bellezze ne esistono molte: da quella aspra e renitente della Scozia a quella piana e appagata del Devonshire.

Bene. Un giro a Hampstead è d’obbligo. Antonella Sciortino, grande esperta di quella che ormai è la sua città, ci ha condotti, me e Guido Barosio, come prima cosa a Kenwood House, meravigliosa villa del ‘600. Entri e pensi di essere finito in Paradiso, con pardon per il Capo del Settimo Cielo. Alle pareti, Rembrandt, Vermeer, Gainsborough, Sargent, Reynolds…

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Ma la bellezza mette appetito e noi oggi siamo qui per parlare di cucina. E quindi veniamo a una delle due tappe di modesto rifocillamento (la parola esiste, giuro! Date un’occhiata al dizionario del De Mauro) che ci siamo parcamente concessi nella pausa pranzo del nostro girovagare.

Cominciamo dallo Spaniards Inn,  in  Spaniards Road,  che si autodefinisce sul sito come “one of the best pubs in Hampstead”. E hanno pure ragione, by Jove, come dice il grande Philip Mortimer negli immortali fumetti di Jacobs.

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Lo trovate a fianco di una strettoia mortale per il traffico, con un giardino che a fine ottobre era colorato di ruggine; una facciata bianca, con due panchine dedicate l’una a Charles Dickens, che parla del locale nei Pickwick Papers e l’altra a John Keats, che avrebbe scritto Ode to a Nightingale bevendo chiaretto (e che altro se no!) ai tavolini del pub. Da dickensiano incallito e amante di Keats (andate a vedere la sua tomba nel quieto e bellissimo cimitero degli inglesi a Roma), ammetto che ciò mi sarebbe bastato per trovare buona anche la cucina  di Shrek. Ma, in realtà, i piatti sono eccellenti. Io e Antonella abbiamo signorilmente sorbito una cauliflowers soup with leeks (crema di cavolfiori e porri). Sempre signorilmente tacerò del succulento crostino allo Stilton che vi galleggiava come una zattera di salvataggio. Ottima la crema, buona quasi quanto quella che faccio io.

O meglio?

 

 

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L’amico Guido, sempre sobriamente, s’è nutrito, sotto i nostri occhi invidiosi, di uno scotch egg rispetto al quale ho commesso un peccato capitale. Di invidia. Lo scotch egg è un uovo sodo avvolto in un battuto di carne o di salsiccia, panato e poi cotto in forno. Inferno o Paradiso, a vostra scelta. A me, sa tanto di cori angelici, di Troni e Dominazioni.

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Bene. Detto dello Spaniards Inn, per il resto su Hampstead ci risentiremo. Perché c’è ancora molto da dire, da uno stupendo pasticcio di agnello all’ultima casa di Sigmund Freud. E anche a Mary Poppins.

Ps. Mi scuso per la qualità delle fotografie, ma il locale era buio e gli smartphone, anche i migliori, mi fanno rimpiangere la mia vecchia Olympus M1, una reflex tutta manuale che adoperavo tanti anni fa.

Troppi.

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