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London calls Torino risponde

Un web-magazine di Guido Barosio, Alessandro Defilippi e Antonina Sciortino

Come si mangia a Londra .2 Pie and Mash

London, East End. Un luogo dell’immaginario, soprattutto per i british addicted come me. Un luogo molto letterario, cupo e mitico: dalla Whitechapel di Jack the Ripper all’accento cockney di Michael Caine; da Shoreditch e Hackney, dove, grazie all’amica Antonella Sciortino, ho la fortuna di soggiornare durante i miei viaggi londinesi, alle nebbie spesse e giallastre di Dickens; dai pub dove s’incanagliva Dorian Gray  a St. Mary-le-Bow, a Cheapside. Si dice che solo chi sia nato in una zona in cui se ne sentano le campane possa dirsi un cockney.

Ma oggi l’East End è profondamente mutato: si allunga sempre più verso oriente, con i tentacoli della lunare Canary Wharf ed è diventato un mosaico di etnie e di iniziative. Mercati, ristoranti, locali, un crogiuolo di parlate, di volti, di profumi e colori.

Ma East End significa anche una grande tradizione gastronomica britannica, anzi, londinese. Quella del Pie and Mash (and eels, anche). Pasticcio e purè, potremmo dire, con l’eventuale, benedetta, aggiunta delle anguille. Uno di quei piatti che fanno subito dire a una ahimè elevata percentuale d’italiani: “Excuse me, no spaghetti?”. No, no spaghetti. Quelli mangiamoceli in Italia, che sappiamo come prepararli, ma a Londra no, per piacere. Non vaghiamo per le strade di Hackney in cerca di un girello per farci il vitello tonnato! Perché noi siamo fatti così: ci aggiriamo anche nei luoghi meno esotici osservando il menù dei ristoranti con la consapevole tristezza di chi consulta la mappa di un luogo ostile e misterioso. Hic sunt leones… Ho visto cose che voi umani… Ho visto amici, durante un viaggio in Bretagna e in Normandia, dignitosamente rifiutare anche solo una moule o una galette, come se ne andasse della loro dignità. Non parliamo di bulot o di ostriche. Li ho visti consumare, coerenti e fieri, entrecôte e frites per quindici giorni.

Sì, lo so che non ci crederete mai.

O no?

Ma torniamo a Londra, East End. Anzi, andiamo a Greenwich, da Goddards, al  22 King William Walk (http://www.goddardsatgreenwich.co.uk/), uno dei tempi del Pie and Mash.

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Molto Old London

Lungo la strada che conduce dal Cutty Sark, il magnifico clipper della corsa del tè, all’Osservatorio Astronomico dove potrete farvi fotografare a cavalcioni del Meridiano Zero, troverete questo semplice e inglesissimo locale, dove assaggiare i pasticci di carne (i pie), di manzo o d’agnello, accompagnati dal liquor, una salsa al prezzemolo e dalle patate schiacciate (mash). Il mio era un steak and kidney pie servito con gravy, la salsa di riduzione della carne.

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Il mio parco desinare

Non ho fotografato il dolce di cui si è abbondantemente nutrito il mio amico Guido Barosio: era al di là del pudore. Volendo però documentare in maniera accurata certi eventi epocali, vi allego un’immagine tratta dalla rete. Apple pie con una certa, moderata quantità di custard.

apple pie

Di questo s’è modestamente nutrito il mio amico Guido

Ma temo che anche il mio pie non fosse esattamente un inno alla moderazione.

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