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London calls Torino risponde

Un web-magazine di Guido Barosio, Alessandro Defilippi e Antonina Sciortino

Coldplay – Ghost Stories (2014)

Non si può scampare: se si vuole parlare di musica e Londra si deve passare anche dai Coldplay. Premetto che non sono un fan del gruppo, tutt’altro. Parlare quindi della loro ultima fatica discografica sarà per me una vera e propria prova di obbiettività. Sono ormai passati alcuni mesi dall’ uscita del disco, mesi in cui ho studiato la discografia dell’ensemble londinese e rimuginato su questo Ghost Stories. Una faticaccia.
In seguito al deludente Mylo Xyloto (2011), disco che di pecche ne aveva molte, prima fra tutte un’eccessiva frammentarietà, i Coldplay dovevano dimostrare di essere ancora un gruppo con un focus, capace di creare dischi coerenti e non solo guazzabugli sovraprodotti.
Già dalla copertina si evince la voglia di prendere le distanze dal disco precedente: il confuso ammasso di colori di Mylo Xyloto viene infatti sostituito da una veste sobria ed essenziale che riflette in pieno l’attitudine di Ghost Stories. A differenza di Brian Eno, il produttore Paul Epworth lavora sulle sfumature, regalando al disco un suono piano e controllato. Musicalmente Ghost Stories è una sorta di stream musicale continuo, una raccolta di ballate fatte di elettronica minimale, echi di chitarra e accordi di piano. Perciò, a parte la ballabile Sky full of stars, bisogna scordarsi gli anthems da stadio e i ritornelli da fischiettare. Ghost Stories è un disco di pop elegante e lineare, privo di picchi o scossoni. E’ però proprio in questa linearità che risiede il principale difetto dell’album: tutto appare appannato, ogni canzoni sembra raccontare la medesima storia. I fantasmi del disco sono fantasmi un po’ lagnosi che ciabattano per una villa da un milione di dollari. Martin non ha superato la rottura con la Paltrow e ce lo ripete ininterrottamente per quaranta minuti di nostalgiche riflessioni. I testi rispecchiano questo appiattimento emotivo, regalandoci una serie di innumerevoli banalità sull’amore, un elenco di ovvietà  che si potrebbe facilmente trovare nel diario di una qualsiasi tredicenne alla sua prima cottarella.
Quest’ultimo lavoro non rivoluziona né aggiunge nulla alla produzione dei Coldplay, continuo a pensare che Martin e soci, a meno di non dimostrare vero coraggio, rimarranno per sempre in un limbo, divisi tra fan adoranti e gente a cui principalmente non frega nulla della loro musica. Ghost Stories non è nulla più di un buon disco di pop pulito e trasognato (qualità più che apprezzabili e non così comuni nel panorama mainstream), un piacevole ascolto per i più e l’ennesima pietra miliare per i fan.

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