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London calls Torino risponde

Un web-magazine di Guido Barosio, Alessandro Defilippi e Antonina Sciortino

Alla ricerca della coppa d’oro

Tanti anni fa, durante la raccolta delle olive in una contrada dei monti Sicani, sentii parlare per la prima volta del re Cocalo e della favolosa città di Camico.

Per  raccontare la storia di Cocalo bisogna andare  indietro nei secoli, entrare nel mito e scegliere di credere o di non credere. 

Cocalo era un grande e potente re che viveva ad Agrigento. Un giorno, il fuggitivo Dedalo, giunse alla sua corte, chiese ospitalità e ottenutala divenne grande amico del re. 

Dedalo fuggiva da Creta dove, negli anni, con il suo ingegno, si era reso utile al Re Minosse. Ultimamente, però, aveva fatto qualche sgarro al sovrano tanto che questi, infuriatissimo, era deciso a fargliela pagare.

Per carità, la colpa iniziale era stata di Minosse che invece di sacrificare il suo più bel toro a Poseidone, volendolo tenere per se, ne sacrificò al Dio uno di seconda scelta. La vendetta dall’Olimpo non tardò a piombare sulle colpevoli spalle dell’incauto re. Poseidone fece innamorare Pasifae, moglie di Minosse, proprio di quel toro che gli era stato negato. Questa, che smaniava per accoppiarsi con il toro, chiese aiuto a Dedalo che le costruì una statua a forma di vacca, cava all’interno, dove lei poteva sistemarsi in modo da accogliere le attenzioni del toro. Da questi focosi amplessi nacque il ferocissimo Minotauro, metà uomo e metà toro, che venne subito rinchiuso nel labirinto di Cnosso, costruito all’uopo dal solito Dedalo.

Per uccidere il Minotauro, al quale venivano sacrificati ogni anno 7 uomini e 7 donne, provenienti dai territori sottomessi a Creta, arrivò un giorno da Atene il valoroso ed aitante Teseo. Temendo che Teseo potesse far la fine di tutti gli altri, Arianna, figlia di Minosse, che si era nel frattempo innamorata del giovane ateniese, chiese aiuto a chi? A Dedalo. Questi suggerì il famoso escamotage del “filo di Arianna” e così Teseo riuscì ad uccidere il Minotauro, ritrovare l’uscita del labirinto e scappare con Arianna.

A questo punto Dedalo, intuendo che aveva passato il limite,insieme al figlio Icaro indossarono le ali inventate da Dedalo e volarono via. Durante il viaggio, Icaro, disobbedendo alle istruzioni del padre, volò troppo in alto tanto che i raggi del sole sciolsero la cera che teneva insieme le sue ali ed egli piombò in mare ed annegò. Dedalo invecè proseguì il suo viaggio fino ad approdare in Trinacria. 

Per il suo amico Cocalo, Dedalo costruì la nuova capitale su una rocca inespugnabile e la dotò di tutte le meraviglie pensabili e anche impensabili. Così nacque Camico, la città mitica del mondo antico che è stata localizzata dove oggi sorge il piccolo e misconosciuto paese di Sant’Angelo Muxaro. 

Minosse, però, non si dava pace. Dopo aver battuto tutto il Mediterraneo, sbarcò un giorno con la sua flotta ad Eraclea che da allora diventò Eraclea Minoa. Si mise a girare i dintorni  e riconobbe alcune opere di Dedalo qui e là. Certo di averlo, infine, ritrovato escogitò un trucchetto per stanarlo. Propose alla popolazione un premio altissimo a chi avesse risolto una sfida d’intelligenza. Cocalo venuto a conoscenza del “concorso”, sottopose l’enigma a Dedalo che trovò subito la soluzione. Cocalo fece riferire la soluzione a Minosse convinto di intascare il premio. Il re cretese invece, reclamò subito Dedalo come suo legittimo prigioniero gettando nella disperazione Cocalo che con il suo gesto aveva messo in pericolo la vita del suo ospite e amico (in Sicilia l’ospitalità è sacra). 

Per rimediare, Cocalo invitò e accolse in pompa magna il re cretese, che ignaro accettò le lusinghe. Così,  soddisfatto pregustando la resa dei conti con Dedalo, si avviò al bagno rituale prima del banchetto in suo onore. Come da usanza, ad aspettare il re, dentro la grande vasca per aiutarlo nelle abluzioni, c’erano le figlie di Cocalo che,  acchiappato Minosse, lo annegarono tosto nell’acqua bollente. (in Sicilia l’ospitalità è sacra, ma gli amici lo sono ancora di più). 

I cretesi, attoniti, appresero la notizia che il loro re, scivolato sui marmi del bagno era caduto e annegato e si apprestarono a seppellirlo, con gli onori dovuti al suo rango, prima di tornare, mestamente, verso i  lidi natii.

 Dopo il racconto di questa sorprendente storia che sfuma nel mito, la tappa successiva e imprescindibile non poteva essere che Sant’Angelo Muxaro. Villaggio minuscolo, pulito e fiorito, arroccato in cima al colle proprio come la gloriosa Camico. Sulle pareti del colle, decine di aperture, come orbite vuote, segnalano la presenza delle tombe sicane oggetto di una vasta campagna di scavi negli anni ‘30 del secolo scorso. Nelle tombe più grandi e importanti, vennero trovati corredi funerari di grande valore artistico e storico. In particolare 4 coppe d’oro, identiche, con 6 figure taurine in rilievo, confermano il mito di Minosse e della sua sepoltura in Sicilia. Ahimè, di queste coppe, 3 sono andate perdute e l’ultima è in un museo all’estero, riferì tristemente il curatore del piccolo museo locale, che riceve pochi visitatori nonostante la nobile storia che vanta il territorio.

Riposta con cura la storia nei forzieri stracolmi della mia memoria, mi trovo oggi a poter chiudere finalmente il cerchio di quel viaggio iniziato nella terra degli Dei tanti anni fa. Sono stata tante volte al British Museum, ma per un motivo o per un altro, non avevo mai cercato la coppa d’oro di Sant’Angelo Muxaro. Ad onor del vero, pensavo di dover leggere tutte le etichette dei reperti esposti nel museo per trovarla e l’impegno immane un poco mi spaventava. Finalmente, qualche tempo fa, mi sono recata di proposito al BM. Qui, senza troppa convinzione, sono andata al banco informazioni nella Great Hall e ho chiesto se potevano aiutarmi nella ricerca di questo oggetto particolare. Descrizione sommaria, luogo di ritrovamento et voilà! L’impiegata dopo aver fatto 1 minuto di ricerca sul data base, tira fuori dal cappello: 4° piano, stanza 73.

 

 

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